Spesso sento dire da amici e conoscenti che non riescono a portare avanti progetti a cui tengono, che siano questi iscriversi a un corso o iniziare un hobby, perché non hanno tempo.

In realtà il vero problema della nostra vita attuale è che è piena di distrazioni. In particolar modo passiamo molto tempo in attività che non sono né nutrititive, né rigeneranti, ma anzi sono come cibo spazzatura: ci gratificano lì per lì ma non ci danno nessun vantaggio, e a lungo andare ci creano dipendenza. 

La prima tra queste è l’utilizzo “sfrenato” dello smartphone. Capita a tutte di riempire le pause – “i tempi morti” – a “scrollare” le notizie su Facebook, a mettere like su foto di gattini su Instagram e così via: quello che non ci rendiamo conto è che questo è letteralmente tempo buttato.

Anzi doppiamente buttato perché sprechiamo sia il tempo nell’ attività in sé per sé e sia nel rifocalizzarci su quello che stavamo facendo. Il nostro cervello, infatti, non è organizzato per il multitasking: ogni volta che passiamo da un’attività all’altra, qualsiasi essa sia, gli occorre tempo per ritornare a concentrarsi su quello che stava facendo (anche fino ai 20-25 minuti!).

 

Allora non dobbiamo più “rilassarci”?

Assolutamente no!

Eliminare le distrazioni non significa non uscire più di casa, non divertirsi, non fare attività piacevoli: anzi, è tutto il contrario.

Significa essere consapevoli che il nostro tempo è limitato e ne vogliamo fare il miglior uso possibile.

In un libro che consiglio vivamente, Riconquista il tuo tempo, l’autore Andrea Giuliodori analizza molto bene il tema delle distrazioni e l’impatto che hanno sulle nostre vite. 

Il nostro tempo può essere diviso in tre categorie:

il tempo pieno 

il tempo vuoto 

il tempo sprecato

Il primo è quello che dedichiamo ad attività produttive: quindi al lavoro e al raggiungimento degli obiettivi personali o professionali, al perseguire progetti che ci stanno a cuore.

Il secondo è il tempo che ci serve per ricaricare il nostro cervello e le nostre energie e quindi è quello che spendiamo in attività all’aperto, in attività fisiche, nel vedere le persone che sono importanti per noi, nel fare attività “non produttive” che ci fanno star bene.

Il tempo sprecato invece è quello che gettiamo in distrazioni che altro scopo non hanno di darci qualche effimera gratificazione, a costo della nostra dipendenza. 

È importante distinguere quindi Il tempo vuoto dal tempo sprecato: infatti il relax è fondamentale e privarcene ha conseguenze anche gravi, come il burnout. Ma deve essere relax vero, fatto di stimoli (o vuoto puro) che scegliamo noi e non imposti da altri.

Le distrazioni digitali hanno lo stesso scopo del fumo di sigaretta: sono meccanismi automatici messi in moto dal nostro cervello per ridurre i livelli di stress, ansia, stanchezza. I “mi piace” su Facebook alle nostre foto ci creano scariche di dopamina, un neurotrasmettitore associato alle sensazioni di benessere: e questo ci porta a stare più tempo sulla piattaforma.

Il problema non è “solo” la dipendenza (notate le virgolette!!!). Ci sono tantissime ricerche scientifiche, ve ne fornisco solo alcune nella sitografia in fondo all’articolo, che dimostrano la connessione tra social network e ansia, depressione e calo di autostima. 

Come difenderci, quindi?

Di seguito ti indico un paio di trucchi, e soprattutto degli spunti per aumentare la consapevolezza riguardo all’utilizzo delle piattaforme social, in modo da evitare più possibile di “buttare via” il tuo tempo.

1- Accetta la noia

Il tempo vuoto di cui abbiamo parlato prima è fatto di “attività” di relax e momenti di puro vuoto, tempo in cui ci “annoiamo”.
La noia è lo spauracchio numero uno della società in cui viviamo. Siamo bombardati da pubblicità che ci invitano a vivere sempre ogni minuto della nostra vita, a sfruttare ogni singolo secondo.
Se non lo facciamo, abbiamo qualcosa che non va. La nostra non è una vita “brillante”, adeguata ai canoni.
In realtà il nostro vero scopo è diventare padroni del nostro tempo, e seguire i nostri ritmi naturali, non quelli dettati da schemi imposti dalla società o dalla pubblicità.
Stare nella noia è fondamentale: significa accogliere e accettare il vuoto, rimanere nelle sensazioni di disagio ed accettarle. È una parte fondamentale della conoscenza di sè, perché ci insegna ad ascoltare noi stesse.
Quindi la prossima volta che ti stai annoiando, non prendere in mano il cellulare. Ma stai ferma, fai dei respiri profondi e ascolta quello che ti arriva dal tuo corpo e dalle tue sensazioni, senza giudizio.

2-Togli le notifiche

Togli il più possibile le notifiche dalle app social. Scegli quali persone (possibilmente molto poche) meritano di entrare “a gamba tesa” nella tua sfera di attenzione e quali no e silenzia queste ultime.
Decidi quante volte al giorno vuoi aprire Whatsapp (o il sistema di messaggistica che usi) e dedicare tempo specifico per rispondere alle persone che ti scrivono.

3-Metti il filtro “Black&White”

Utilizza lo smartphone in bianco e nero: questo consiglio (insieme a tanti altri, utilissimi) l’ho trovato nel libro che ti ho citato prima, e lo sto applicando da qualche giorno. 

Ed effettivamente per quanto può sembrare strano l’impatto iniziale, aiuta tantissimo! Non sei più visivamente catturata da mille colori, e in qualche modo il cellulare perde di attrattività e lo usi di meno.

È un’impostazione spesso nascosta: cercando su Google il tuo modello di smartphone dovresti trovare velocemente il percorso per poterla impostare.

 

4-Comunica in modo più consapevole

Infine, cerca di diventare sempre più consapevole di come condurre i rapporti umani nella tua vita, con la tua cerchia più stretta.

Pensa se è meglio concordare un’uscita o, se non è possibile, una telefonata piuttosto che stare un’ora a messaggiarti al cellulare. Cerca di spiegare alle persone a cui vuoi bene, il tuo modo di intendere il rapporto con il telefono e fai in modo che rispettino le tue esigenze.

Non sentirti in obbligo di essere sempre presente.

Personalmente ritengo che ci sono solo due momenti in cui da vero amico/parente devi esserci veramente nella vita degli altri, a qualsiasi costo: nella difficoltà (quella vera però, non le “lagne” sterili di chi poi non tenta di fare qualcosa di concreto per la propria condizione) e per festeggiare i momenti felici.

Un amico che non sa gioire dei tuoi successi probabilmente è solo un conoscente.

Conclusioni

Lo scopo di questo articolo non è quello di farti cambiare radicalmente dall’oggi al domani, ma iniziare a farti prendere consapevolezza aggiuntiva su come difenderti da uno dei peggiori “ladri di tempo” dei nostri giorni.
Se ti intessa l’argomento, iscriviti alla mia newsletter per rimanere aggiornata sui prossimi articoli.
Vuoi invece iniziare un percorso di consapevolezza a 360 gradi che ti aiuti a instaurare abitudini positive e a definire un piano d’azione personalizzato verso la vita dei tuoi sogni? Scopri il mio percorso personalizzato Il Sentiero della Dea e prenota un colloquio gratuito con me!

Bibliografia e Sitografia

A. Giuliodori (2018), Riconquista il tuo tempo, Rizzoli, Milano.
F.Karim, Social Media Use and Its Connection to Mental Health: A Systematic Review, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC7364393/
I.Pantic, Online Social Networking and Mental Health, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4183915/