Jean S.Bolen nel suo libro “Le Dee dentro la donna” ci spiega come esistano 7 archetipi femminili, che descrivono le diverse energie ed istinti primordiali presenti in ogni donna.
Un archetipo nella psicologia analitica di C. G. Jung è un’ immagine, un contenuto primordiale e universale presente nell’inconscio collettivo. È un “prototipo universale” attraverso il quale l’individuo interpreta la realtà e le sue esperienze.

Secondo la Bolen gli archetipi che popolano il mondo femminile sono riconducibili alle 7 Dee della mitologia greco-romana: Artemide, Atena, Estia, Era, Demetra, Persefone e Afrodite.
Noi donne nasciamo con una o più di queste energie dominanti, e tendiamo quindi a manifestarne alcune in maggior misura rispetto ad altre; ma per arrivare a una piena consapevolezza ed esprimere pienamente il nostro potere, è necessario che nel corso della vita integriamo dentro di noi tutte e sette le Dee, ognuna delle quali ha un dono e un insegnamento da darci.

Questi sette archetipi sono energie quindi compresenti, ma al tempo stesso a fronte di determinate situazioni, possiamo “accendere”, lasciare temporaneamente più spazio dentro di noi a una Dea rispetto che a un’altra. Occorre altresì che gli eventuali conflitti tra Dee vengano sanati e si cerchi di trovare il più possibile un equilibrio e una collaborazione tra queste energie.

È molto importante essere consapevoli delle nostre Dee interiori: in questo modo possiamo integrare quelle di cui abbiamo bisogno e liberare quelle soffocate. Ed inoltre impariamo ad ascoltarle, a capire quale Dea ci sta parlando e come ciascuna di esse ci influenza.

Le sette Dee

La Bolen divide le Dee interiori in due gruppi:

  •  le Dee vergini: Artemide, Atena ed Estia, divinità femminili che bastano a se stesse, indipendenti e autonome.
  • le Dee vulnerate: Era, Demetra e Persefone. Queste Dee, rispetto alle prime, dipendono maggiormente dalla presenza di un rapporto con il maschile.

Afrodite, la “Dea Alchemica” rappresenta invece un caso a sé stante.

Faccio di seguito una descrizione molto sintetica delle sette Dee, e rimando a dei post successivi l’approfondimento di ognuna di esse.

Artemide o Diana

artemide

Dea della luna, della caccia e della vita selvaggia è la donna indipendente e libera. È autonoma, competitiva, in grado di raggiungere i propri obiettivi con determinazione. È spietata verso chi la ostacola e sprezzante della vulnerabilità altrui.

Ama il contatto con la natura ed è la tipica paladina delle rivendicazioni femminili.

In amore cerca un partner con cui instaurare un rapporto di parità e di affinità di interessi. Nel lavoro è colei che segue le sue idee e passioni, anche se queste non hanno un riscontro da parte del mondo esterno.

Atena o Minerva

athena

È la Dea dei mestieri e della saggezza, con una forte componente mentale (nasce dalla testa di Zeus). Le sue caratteristiche sono: determinazione, ambizione, organizzazione.

La donna Atena è obiettiva e molto lucida nelle situazioni difficili. Il suo grande potere mentale però è alimentato a scapito del cuore. In amore preferisce rapporti di complicità piuttosto che coinvolgimenti passionali. È una lavoratrice instancabile.

Fa fatica a lasciarsi andare alle emozioni, perché non riesce a dare libero sfogo alla sua bambina interiore.

Estia o Vesta

Estia

È la Dea del focolare, a differenza delle altre due Dee vergini, è molto proiettata verso l’interiorità.

Spesso ama pulire e curare la sua casa, che è un modo per lei di accudire il suo mondo interiore.
Tende a non sentirsi a suo agio in ambienti non familiari: rischia la solitudine e l’isolamento anche perché sta molto bene da sola, senza una presenza maschile a fianco.

È una donna che deve imparare a nutrire l’energia Yang dentro di lei, il principio attivo maschile, in modo da potersi confrontare in modo fruttuoso con il mondo esterno.

Era o Giunone

hera

È la Dea del matrimonio: per questo la donna Era si sente completa attraverso l’unione stabile con un uomo e non è particolarmente interessata né al lavoro né alle amicizie.
Vuole un compagno per tutta la vita, un uomo potente, e fa di tutto per tenerlo a sé.
Se viene ferita diventa collerica e tende a fare la vittima. Come la Dea Era riversava la sua rabbia sulle amanti dell’infedele marito Zeus, così la donna con una forte componente di questo archetipo tende a essere ostile verso le altre donne, giudicante e vendicativa.
Ha bisogno di imparare a essere più indipendente dall’uomo che ha accanto e a canalizzare la propria rabbia e la gelosia verso fini più utili.

Demetra o Cerere

demetra

È la Dea delle messi e rappresenta l’archetipo della madre. L’istinto materno si manifesta non solo con i figli ma anche con un atteggiamento di amorevolezza verso gli altri. È molto protettiva, generosa, altruista. Ama gli uomini immaturi, bisognosi di protezione, con cui spesso crea rapporti madre-figlio. Non è animata né dalla competizione né dall’ambizione e spesso sceglie un lavoro legato all’insegnamento o alla cura dei malati.
Ha bisogno di imparare a dire di no e a esprimere i sentimenti di rabbia, a lasciar andare e a divenire madre prima di tutto di se stessa.

Persefone o Proserpina

persefone

È la regina degli inferi ed ha una duplice identità. Per capire meglio questo archetipo dobbiamo fare riferimento al mito.
Figlia di Zeus e Demetra, un giorno, mentre giocava all’aperto fu rapita da Ade, che la condusse negli inferi per farne la sua sposa. Le sue richieste d’aiuto non furono ascoltate: solo successivamente sua madre Demetra riuscì ad ottenere che le venisse restituita. Ermes si recò nel regno degli inferi per liberarla ma, poco prima di andarsene, Persefone accettò da Ade di mangiare 4 chicchi di melograno. Persefone ritornò quindi solo apparentemente alla vita di sempre: ogni anno per 4 mesi sarebbe stata la sposa di Ade e regina degli inferi.
La fanciulla Persefone è l’archetipo della ragazza indecisa e confusa rispetto a cosa fare di sé e della sua vita, passiva nei confronti degli eventi, in perenne attesa che una persona o un accadimento arrivi a dare una svolta alla sua esistenza.
Persefone però nel mito non torna dal mondo degli inferi nello stesso modo in cui ci è entrata. Lei stessa sceglie di mangiare il melograno e di rimanere legata ad Ade. La Persefone che fa ritorno dal regno dei morti è quindi colei che ha attraversato le profondità dell’inconscio e che ha maturato una consapevolezza interiore che le consente di governare quel mondo e di aiutare altri ad attraversarlo.

Afrodite o Venere

afrodite

È la Dea dell’amore e della bellezza e rappresenta il potere trasformativo dell’amore. È una Dea che vive nel presente ed è legata ai sensi.
Nella mitologia Afrodite ha numerosi amanti, ma mai nessun uomo riesce a prenderla con la forza: è lei che decide con chi unirsi basandosi unicamente sul suo desiderio. L’unica forza a cui lei soggiace è quella di cui essa stessa è portatrice, l’amore.
Quando Afrodite influenza una relazione, il suo effetto non è mai solo dal lato romantico o sessuale: porta sempre con sé un effetto di crescita e di sviluppo di entrambi gli individui coinvolti.
La donna Afrodite è attraente e sensuale, magnetica, per certi versi selvaggia. Le relazioni sono importanti per lei ma le è difficile rimanere fedele a un solo compagno. Ama i lavori creativi, non ripetitivi. Attrae naturalmente gli uomini ma, nel caso in cui si innamori di uomini che non la desiderano abbastanza esce il suo lato distruttivo. Diventa in questo modo ossessionata da quella persona.
La donna Afrodite deve cercare di distaccarsi maggiormente dalle emozioni, evitando di farsene impossessare.

Per approfondire

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Buona lettura!